indietro   

 

 

YOGA ed APNEA

 
 

Un’esperienza.

 di Francesco Tominich.                                                                  Diplomato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia come tecnico di fisiopatologia.                                                                                  Diplomato insegnante yoga nel 1987 a Milano all’Istituto Yoga di Carlo Patrian e nel quadriennio 2002 – 2006 alla Scuola insegnanti I.S.F.I.Y. ( Istituti Superiori Formazioni Insegnanti Yoga) della Federazione Italiana Yoga, titolo riconosciuto dall’Union Europèenne de Yoga.

Assistente Bagnanti della Federazione Italiana Nuoto.

Presidente del Sub Sea Club Trieste.

 

 

 

La mia esperienza nel campo dello yoga non nasce nello yoga, ma nell’esperienza dello sport subacqueo.

La pratica di questo sport, ormai sono passati moltissimi anni, è stata sorretta, ad certo punto, dall’incontro con lo yoga, anche se inizialmente ero interessato soprattutto alle tecniche respiratorie. Ben presto però, questo mio interesse mirato al sostegno dell’apnea divenne ben più ampio e non più finalizzato.

Le due discipline sono distanti ma hanno dei punti di connessione molto importanti che non sono certamente fondati soltanto sulla capacità dell’apnea e quindi sulla condizione del non respiro.

L’apnea del subacqueo mi ha sempre affascinato, come emozionante scoperta di un mondo nuovo che può realizzare la possibilità di un migliore rapporto con se stessi.

Le discipline dell’apnea sono diverse e si va dal semplice “snorkiling” (un piccolo viaggio sott’acqua e ritorno), all’apnea dinamica orizzontale (il nuoto sott’acqua orizzontale), all’apnea in assetto costante (immersione ed emersione con la stessa zavorra), a quella in assetto variabile (immersione con zavorra ed emersione senza zavorra) e all’apnea statica (in cui si rimane fermi e rilassati). In questi ultimi anni ho seguito molto l’apnea statica. Questa esperienza ha rappresentato per me un’immersione nella mia interiorità e la spinta della ricerca sul cammino dello yoga.

Nell’apnea statica si va dall’ascolto del corpo al flusso del pensiero, dai suoni del corpo alla fusione con l’acqua. Ciò permette di conoscersi meglio e quindi di essere consapevoli dei propri limiti per poterli controllare e per poterli superare.

Attraverso l’apnea, si potenziano le proprie capacità percettive e da una situazione di tensione e di rigidezza, si può raggiungere uno spazio di apertura e di abbandono, superando attraverso la pratica e l’esperienza, le comuni resistenze psicologiche e fisiologiche che ci siamo creati nel nostro vissuto.

Il modo in cui ci si abbandona all’acqua è carico di significato, perché il corpo si esprime rispondendo a richiami dell’inconscio: il rannicchiarsi, il ripiegarsi su se stessi, il farsi grandi per conquistare un maggiore spazio d’acqua, un irrigidimento, dolci movimenti delle membra vengono a costituire notevoli possibilità per la ricerca del proprio spazio vitale. Nello yoga il rilassamento ci conduce in situazioni analoghe. Nei due casi l’esperienza è sempre positiva. In questa condizione di abbandono non vi è alcuna dispersione e tutto ciò che ci impedisce di essere presenti al presente, ovvero tutti i meccanismi di dispersione della mente, diminuiscono e sono meno invadenti.

Nella sperimentazione dell’apnea statica, c’è questa  sospensione … che si allunga nell’abbandono all’acqua di tutto il nostro organismo, ed è questo fatto che realizza l’allungamento dell’apnea. Questa è un esperienza importante che mi ha avvicinato più che mai al pranyama.

L’apertura e l’elasticità della gabbia toracica è il presupposto per una ossigenazione più efficace, indispensabile per realizzare questo sport e queste esperienze

 

La sensazione di benessere, di assorbimento in se stessi che si percepisce durante l’apnea è il risultato del libero scorrere in tutto il corpo dell’energia. Questo fluire non è più ostacolato dal comune processo del pensiero inteso come ragionamento, come valutazione, e l’atto respiratorio che normalmente si sviluppa non è richiesto, ma tuttavia rimane una condizione spontanea di grande vigilanza.

L’abbandono, “l’apertura del corpo” si realizzano solamente con il rilassamento che conduce in uno stato di scioltezza e di piacevole ascolto.

Infatti il rilassamento è la principale tecnica proposta: al praticante subacqueo viene consigliato, che durante l’apnea, evochi situazioni positive, piacevoli ed una scorrevolezza del pensiero. Come nello yoga nidra la coscienza è sempre presente; vi è dunque una condizione di abbandono ma anche di vigilanza che sono due elementi fondamentali nello sport subacqueo, nello yoga e nella vita stessa. Invece una pratica attraverso una certa forzatura e quindi la sofferenza, non avrebbe successo e creerebbe altra sofferenza.

E’ interessante riconoscere che il riflesso di apnea nell’uomo è innato e inconsapevole e ciò è stato dimostrato dall’esperienza di apnee assolutamente spontanee di bambini piccolissimi.

Il mio approccio allo yoga è stato quasi naturale, perché mi sembrava di incontrare un tema, in qualche modo, già conosciuto e sperimentato, avendo delle similitudini con alcune linee di esperienza dello sport subacqueo.

Attraverso lo yoga e dunque specificatamente l’esperienza di asana, pranyama  e dello yoga nidra che sono divenuti per me un grande arricchimento, sono riuscito ad allungare incredibilmente i miei tempi di apnea e ciò è avvenuto nella più assoluta spontaneità. La mia pratica nel campo dello yoga non è mai stata finalizzata per questo scopo, come invece molti lo fanno.

La conoscenza che ho potuto realizzare nel campo dello yoga mi ha portato verso una condizione più libera da contraddizioni e conflitti, perché sono riuscito ad acquisire una migliore coscienza di me stesso. Quindi l’esperienza dello yoga si ripercuote nella mia quotidianità e quindi anche nello sport che io pratico.

Questa condizione raggiunta sviluppa più fiducia, fede in se stessi ed in quello che ci proponiamo di realizzare.

Più che mai uno sport che si appoggia sull’elemento più essenziale della vita, il respiro, potrà essere sostenuto ampiamente dall’esperienza yogica.